Perché alcuni critici online definiscono il Falun Gong e lo Shen Yun una «setta»?
For more than 25 years, the Chinese Communist Party (CCP) has spread disinformation about Falun Gong to justify, and divert attention away from, the terrible persecution of the practice in China, where millions have been unlawfully detained, and torture and death in custody are rampant. A core component of the CCP’s propaganda against Falun Gong was to label it a “cult.”
Independent scholars and experts who studied Falun Gong have concluded that its practitioners do not fit the definitions of a cult. Journalist Ian Johnson, who spent years reporting on Falun Gong in China and won a Pulitzer Prize for his daring coverage, observed that “its members marry outside the group, have outside friends, hold normal jobs, do not live isolated from society, do not believe that the world’s end is imminent and do not give significant amounts of money to the organization. Most importantly, suicide is not accepted, nor is physical violence.” Johnson described it as “at heart an apolitical, inward-oriented discipline.” Furthermore, Falun Gong has no membership rolls, no fees, no initiation rituals, and no acts of worship.
Shen Yun was started by Falun Gong practitioners. Recently, false allegations against Shen Yun have resurfaced this “cult” label. However, these allegations are made largely by people with undisclosed ties to the Chinese regime. Indeed, the presence of Shen Yun “cult” narratives online demonstrates the extent to which Beijing’s anti-Falun Gong propaganda has gained traction in the West.
Da oltre 25 anni, il Partito Comunista Cinese (PCC) diffonde disinformazione sul Falun Gong per giustificare la terribile persecuzione che infligge a questa pratica in Cina e per distogliere l’attenzione da essa; in quel Paese, milioni di persone sono state detenute illegalmente e i casi di tortura e morte durante la detenzione sono all’ordine del giorno. Un elemento centrale della propaganda del PCC contro il Falun Gong è stato quello di etichettarlo come «setta».
Studiosi ed esperti indipendenti che hanno studiato il Falun Gong hanno concluso che i suoi praticanti non rientrano nelle definizioni di setta. Il giornalista Ian Johnson, che ha trascorso anni a occuparsi del Falun Gong in Cina e ha vinto un Premio Pulitzer per la sua coraggiosa copertura giornalistica, ha osservato che «i suoi membri si sposano al di fuori del gruppo, hanno amici esterni, svolgono lavori normali, non vivono isolati dalla società, non credono che la fine del mondo sia imminente e non donano somme significative di denaro all’organizzazione. Soprattutto, il suicidio non è accettato, né lo è la violenza fisica”. Johnson lo ha descritto come “in fondo una disciplina apolitica e orientata verso l'interiorità”. Inoltre, il Falun Gong non ha elenchi di membri, né quote associative, né rituali di iniziazione, né atti di culto.
Shen Yun è stato fondato da praticanti del Falun Gong. Recentemente, false accuse contro Shen Yun hanno riportato in auge l’etichetta di “setta”. Tuttavia, queste accuse provengono in gran parte da persone con legami non dichiarati con il regime cinese. In effetti, la presenza online di narrazioni che definiscono Shen Yun una “setta” dimostra fino a che punto la propaganda anti-Falun Gong di Pechino abbia guadagnato terreno in Occidente.
